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Politica

Amministrative, ballottaggi: affluenza in media del 26,71%

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NAPOLI–  26,71%, la percentuale di affluenza alle urne rilevata alle 19 per il turno di ballottaggio nei 63 Comuni centri chiamati al voto (il dato diffuso dal Viminale non tiene conto delle comunali in corso in Friuli Venezia Giulia).

Al primo turno alla stessa ora aveva votato il 31,65 %. Dunque l’affluenza è in ulteriore calo rispetto al primo turno, due settimane fa, di circa 5 punti percentuali.

Un dato che di certo non incoraggia, ma dovrebbe sconfortare e sconcertare la politica eletta e non eletta. Parliamo di numeri molto esigui che denunciano una sfiducia politica che non si registrava da tempo. Sono molti gli esponenti che ne hanno discusso nella scorsa tornata elettorale ed oggi il dato, in netto peggioramento, dovrebbe far pensare ad una azione congiunta o , se non altro, ad una ricerca dei motivi di tale tendenza.

DATI PER COMUNE:

Roma: 25,28% contro 29,50%.

Torino: 25,00% contro 29,29%.

Trieste: 26% rispetto a 29%

Varese: 33,16% rispetto a 35,17%

Caserta: 25,82% contro 37,04%

Benevento: 32,61% contro 41,75%

Savona: 30,48% contro 37,90%

Latina: 32,83% contro 37,27%

Cosenza: 26,30% contro 37,02%

Isernia: 33,23% contro 37,75%

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Calvizzano

CALVIZZANO. Giacomo Pirozzi unico sindaco a farsi sfuggire fondi di Città Metropolitana

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CALVIZZANO – La politica nel paesino immerso nell’agro giuglianese è abbastanza sentita dalla sua cittadinanza e siccome si tratta di un paese di poco più di dodicimila anime ci si aspetta che di stranezze ne accadano poche ma non è sempre così.

Purtroppo il vincolo di mandato non è contemplato dalla nostra Costituzione e l’Amministrazione Pirozzi agli inizi di dicembre scorso ha fatto in modo che a governare il paese fossero non solo i suoi nemici ma anche coloro che la comunità ha bocciato alle scorse urne nel settembre 2020. Un ribaltone come visti pochi nella storia politica a nord di Napoli ma si può comprendere la responsabilità di aver promesso mari e monti alla città, si può comprendere un atteggiamento del genere quando gli equilibri da trovare sono tanti e questo si sa, avviene solo nei grandi centri urbani, visto che di solito nelle piccole cittadine ci si conosce tutti e si è amici con tutti ma tutt’ora non si comprende il motivo per cui non si è voluti dare parola di nuovo ai cittadini in maniera democratica.

Uno scontro con la città e con chi è sceso in campo per il bene del paese non fa bene né al confronto democratico che si dovrebbe tenere in Consiglio Comunale né alla comunità stessa, visto che un clima belligerante fatto di strategie atte a mantenere all’impiedi equilibri con personaggi politici che fino a ieri hanno rappresentato la giusta alternativa rischia di mantenere la città ferma al palo.

Una dimostrazione di quanto detto finora, oltre a tutti gli incarichi elargiti in maniera lottizzante, è il fallimento raccolto dal progetto presentato in Città Metropolitana per la realizzazione di un percorso ciclopedonale che doveva collegare la periferia con il centro abitato della città. Bene. Giacomo Pirozzi sarà ricordato anche per essere stato l’unico sindaco in grado di farsi bocciare un progetto di Città Metropolitana e dire che la bocciatura è arrivata dopo le elezioni metropolitane, ossia dopo che l’ex vicesindaco Luciano Borrelli fosse stato eletto consigliere, il che fa dedurre che il neo eletto in Città Metropolitana non sia stato neanche in grado di tutelare, in questo caso, il proprio territorio.

Il dato politico che ne esce fuori è alquanto desolante. A distanza di un anno e mezzo la città di Calvizzano, per amore della poltrona da parte dei propri politici, vincitori e vinti, è costretta ad essere ferma al palo e a vedersi sottrarre fondi che, attualmente, rappresentano linfa vitale per le casse e il progresso della comunità.

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Casavatore

CASAVATORE – La politica naviga a vista, senza nocchiero.

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CASAVATORE – Ormai lontana l’eco della campagna elettorale, scomparsi dai radar programmi e buoni propositi, resta il degrado di un territorio senza più scuole, senza spazi, con un commercio alla canna del gas, senza l’ombra di pianificazioni o programmazioni.

In tale continua emergenza, il disagio è evidente: è sufficiente guardarsi intorno per capire. Il dissenso si percepisce ovunque, anche sui social, ma non solo. La “cura” Maglione non sta dando i risultati sperati. Cambi di lampadine a parte e qualche pezza a colori a strade e marciapiedi ormai consunti, di concreto c’è ben poco.

Si va a rilento, si scopre solo ora, dopo oltre un anno e mezzo di presenza in Consiglio, che c’è carenza di personale e di risorse. Persino le “braccia” preziose del RDC vengono sfruttate in maniera inadeguata e insufficiente.

La politica si è ritirata in buon ordine, anche se ci si aspetterebbe molto di più, considerato il traffico nella Casa Comunale, con un solo partito di fatto rimasto sul territorio, il PD, dopo l’incesto politico e la successiva fusione tra Idea Democratica e M5S, “sacrificatosi” generosamente solo per guadagnare un capogruppo e la presidenza di una importante Commissione (non è mai esistito infatti alcun percorso comune tra i due).

Si registrano qualche timida iniziativa dei democratici su temi di attualità sociale, nessuna attenzione al referendum sulla giustizia ormai alle porte e definitiva condanna a morte dei gazebo, ormai un felice ricordo, che era l’unico vero momento di collegamento tra attivismo e cittadinanza, incassato il rifiuto di fatto del M5S a confrontarsi a mezzo social.

Politica che retrocede così da attiva a passiva in un colpo solo. Lontano il tempo del resoconto e del “fiato sul collo”, ormai il M5S locale, con l’abbandono di tutti gli attivisti storici, si è ridotto ai soli due componenti presenti in Giunta e Consiglio. Di attivismo politico neanche a parlarne. Zero proposte, zero soluzioni, zero incontri sul territorio. Non va certo meglio sui social: sulle pagine ufficiali il confronto latita, e i LIKE non raggiungono neanche il numero dei vantati “attivisti”, limitandosi ai soliti tre o quattro aficionados e tifosi. Difficile, allora, credere ancora alla favola del gruppo compatto e coeso. Del resto, la politica tradizionale, quella “in presenza”, quella con la quale si è sottoscritto un patto di sangue unilaterale con tendenza al suicidio, continua a collezionare figuracce.

Dopo la vergognosa farsa della TARI sulle pertinenze, con la commedia in due atti il cui finale è ancora tutto da scrivere in attesa dell’esito dei ricorsi, ci si chiede che fine abbia fatto l’opposizione, ormai rappresentata solo da qualche gruppo di cittadini e comitati.

Tiene ancora banco la questione cimitero, anche se in realtà sarebbe il caso di evitare che il paese, già ridotto a dormitorio, in cimitero vi si trasformasse definitivamente.

Comunicazione ancora non pervenuta: accantonato anche il periodico “PUBBLICO” dopo un esordio non proprio entusiasmante , bloccato nel traffico il più volte nominato “manager della comunicazione”, si ha come l’impressione di vivere in perenne attesa: tra nomine pasticciate, proroghe, e ordinanze emesse e poi ritirate, si avverte tutto il dramma di un paese ormai lasciato a sé stesso. E forse all’incompetenza.

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POLITICA

Guerra Russia-Ucraina, Di Mai presenta il “Piano Italia” al Consiglio Europeo

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ITALIA – Il Ministero degli Esteri Luigi di Maio presenta al Consiglio d’Europa il “Piano Italia” presso la Reggia di Venaria, alle porte di Torino. Trattasi di una possibile via d’azione per la restaurazione dei rapporti tra Ucraina e Russia ormai in conflitto da mesi.

“Costituiamo un gruppo internazionale per facilitare il dialogo tra Russia e Ucraina e arrivare prima al cessate il fuoco e poi alla pace” afferma Di Maio. “La presidenza italiana è stata segnata dalla drammatica aggressione russa all’Ucraina, un attacco ai nostri principi e valori, gravido di ripercussioni umanitarie, di sicurezza ed economiche”

è infatti concluso il semestre di presidenza italiana e Di Maio ha quindi passato le consegne all’omologo irlandese Simon Coveney, che ha quindi assunto l’incarico. Nel tirare le conclusioni finali non poteva mancare il passaggio sulla Russia, estromessa dall’organizzazione dopo l’aggressione all’Ucraina: “Si è trattato di un esercizio complesso che ha richiesto la gestione della sospensione prima e poi dell’esclusione della Federazione russa dal Consiglio d’Europa. In questo percorso istituzionale e politico senza precedenti siamo stati guidati dalla consapevolezza della sfida e dal vostro sostegno nell’interesse condiviso a muoversi uniti su una scelta di grande importanza strategica in difesa della credibilità dell’organizzazione e dei suoi principi e valori”, ha detto.

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